di Federica Ferrante, classe V AL
Ieri 29 marzo si è tenuto, curato dal prof. Carlangelo Mauro, con la collaborazione della prof.ssa Teresa della Morte, un incontro al Museo storico-archeologico con lo scrittore, saggista e giornalista Eraldo Affinati per la presentazione del suo libro “Il Vangelo degli angeli”. L’incontro è stato organizzato dal Liceo Medi di Cicciano (NA) e dall’Ufficio Scuola Diocesi di Nola in collaborazione con Biblioteca Digitale del “Medi”, la Fidapa sez. di Nola, con la Proloco Terre del Bel Sito di San Paolo Belsito. Sono intervenuti: la Dirigente Scolastico del “Medi” prof.ssa Anna Iossa; in rappresentanza della Fidapa, la past President prof.ssa Maria Manganiello (la Presidente, prof. Anna Maria Silvestro era impossibilitata ad essere presente); il responsabile dell’Ufficio Scuola della Diocesi Don Virgilio Marone. Erano presenti ancora il presidente della Pro Loco di San Paolo, Prof. Enzo Settembre, e il prof. Tobia Toscano dell’Università di Napoli Federico II che nelle conclusioni dell’incontro ha richiamato il libro di Mario Pomilio: “Il quinto evangelio”.
Eraldo Affinati nel suo intervento ha tracciato una sintesi della sua formazione e del suo percorso di scrittore e poi ha risposto alle domande che gli hanno rivolto gli studenti delle classi VA indirizzo Linguistico e VA indirizzo Scientifico. Nato a Roma, si è appassionato fin da piccolo alla lettura (in particolare di Tolstoi) e alla scrittura, tanto da farne il centro della sua esistenza. La sua era una famiglia senza libri, con una formazione culturale semplice, da scuola primaria. La sua attività è stata in tal senso anche un riscatto per la sua famiglia.
Il suo ultimo libro, “Il Vangelo degli angeli” (HarperCollins, 2021), racconta in modo romanzato e antropologico la nuova concezione religiosa del Vangelo, focalizzandosi sulla figura degli angeli e permettendo al lettore di rapportarsi in modo diverso, più libero, con argomenti di natura teologica. Numerose sono le domande etiche sulle quali l’autore si è interrogato e alle quali ha cercato di dare risposta. Ciò che colpisce di questo libro è la varietà delle tematiche; Affinati rievoca il “nido” familiare, analogo a quello pascoliano, da cui Gesù invita a staccarsi per raggiungere la propria autonomia e per considerare tutti come fratelli oltre il legame tra consanguinei; la concezione della scelta, rifacendosi al pensiero di Kierkegaard e alla “scommessa” su Dio di Pascal, di cui si è discusso nell’incontro.
L’autore ha affermato durante l’incontro che questo libro ingloba tutte le sue opere scritte precedentemente, o meglio i temi già trattati, ed in effetti mi ha colpito come il volume spazi tra le esperienze del vissuto che l’autore ci ha raccontato, il suo insegnamento ai ragazzi svantaggiati, la sua attenzione agli “ultimi” e ai migranti, i suoi viaggi con loro.
Oltre alla passione per la scrittura, Affinati, grazie all’esperienza di insegnamento alla “Città dei ragazzi” di Roma, insieme a sua moglie Anna Luce Lenzi, ha fondato la scuola Penny Wirton (il nome è tratto dall’omonimo libro per ragazzi “Penny Wirton e sua madre” di Silvio D’Arzo) con lo scopo di insegnare l’italiano ai migranti. È da porre in evidenza il fatto che la Scuola, diffusa a livello nazionale e approvata dal Ministero, accoglie il bisogno di qualsiasi immigrato, non importa l’estrazione sociale o il bagaglio culturale. Il lavoro, l’insegnamento “uno a uno” (1 insegnante, 1 migrante) svolto da volontari, tra cui molti studenti delle scuole superiori, trovano i suoi frutti in questa iniziativa esemplare; tutor e singoli studenti (che svolgono così anche le loro ore di PCTO) si avvicinano ad una realtà diversa, culturalmente e linguisticamente, dalla quale possono imparare tanto, ricevere, non solo dare. “E’ solo la lingua che rende uguali, uguali è chi sa esprimersi e intendere l’espressione altrui”, scriveva don Lorenzo Milani al quale l’autore è molto affezionato avendogli dedicato due libri (“Don Milani. L’uomo del futuro”; “Don Milani spiegato ai ragazzi”).
Quello che voglio porre in luce dell’autore è la sua capacità di introspezione che però si proietta all’esterno, il modo “civile” in cui si presta ad una buona causa, il modo in cui pone il suo vissuto e la sua opera artistica in favore del prossimo; le sue azioni e le sue parole quasi sempre mettono in primo piano gli ultimi della società. Penso che nel suo piccolo, con la Scuola Penny Wirton in particolare, egli faccia suo il messaggio di Cristo; basti ricordare le parole di Gesù che nel vangelo di Matteo disse: “Ero straniero e mi avete accolto”. Particolarmente suggestivo è il metodo in cui lo scrittore sviscera la realtà in ogni sua sfaccettatura, osserva e poi mette per iscritto. Sono questi incontri, che i nostri docenti ci propongono, che ci aprono la mente, facendoci riflettere su ciò che ci circonda da un punto di vista spirituale.






