La mattina del 21 settembre 1990, mentre era a bordo della sua vettura sulla SS 640 Caltanissetta-Agrigento, diretto in tribunale ad Agrigento, il giovane giudice Rosario Livatino venne speronato dall’auto dei killer e poi barbaramente freddato a colpi di pistola mentre tentava di salvarsi fuggendo dai suoi aguzzini.
Diventato sostituto procuratore presso il Tribunale di Agrigento a soli 27 anni, nel 1979, fin da subito aveva avviato una serie di indagini sulla criminalità mafiosa agrigentina, che ben presto gettarono un’ombra sinistra sui rapporti tra diversi politici dell’agrigentino ed esponenti mafiosi locali. Le sue inchieste avrebbero gettato il germe per quella che sarebbe diventata la Tangentopoli Siciliana.
La sua vita fu spezzata a soli 38 anni, ma il suo sacrificio non fu vano, nè dimenticato.
“Nel suo servizio alla collettività come giudice integerrimo, che non si è lasciato mai corrompere, si è sforzato di giudicare non per condannare ma per redimere. Il suo lavoro lo poneva sempre sotto la tutela di Dio, per questo è diventato testimone del Vangelo fino alla morte eroica. Il suo esempio sia per tutti, specialmente per i magistrati, stimolo ad essere leali difensori della legalità e della libertà. Un applauso al nuovo beato!”: queste le parole di Papa Francesco pronunciate al termine della Cerimonia Solenne per la Beatificazione del “giudice ragazzino”, tenutasi il 9 maggio 2021.
Per approfondire:
Rosario Angelo LIvatino: per non dimenticare
Dalla Cineteca Rai: Rosario Livatino, “il giudice ragazzino” sottratto all’oblio
