di Giulia Di Roberto classe VCL
Siamo orgogliosi di pubblicare l’articolo dell’alunna Giulia Di Roberto della classe VCL, che è stata premiata con una speciale menzione di merito al concorso bandito dal Rotary Club Marigliano “Adrianea” dal titolo “Percorsi al Femminile”.
Da molti anni ormai si combatte per ottenere parità di genere. Questo perché nel corso della storia la donna era ritenuta incapace di fare qualsiasi cosa al di fuori di concepire bambini, badare alle faccende domestiche e occuparsi dei propri mariti. Fortunatamente siamo anni luce da quel pensiero, infatti dal XX secolo ci sono stati progressi importanti, come il diritto al voto. Ma persiste ancora la mentalità stereotipata della donna debole e inferiore all’uomo, inoltre ci sono ancora molte barriere e disuguaglianze che lasciano la donna un passo indietro. Nel 2015 è stata creata l’Agenda 2030, un programma d’azione che ingloba 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Europa. L’obiettivo n. 5 è quello di raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze. Oltre a questo esistono moltissime associazioni e movimenti che lottano per arrivare all’uguaglianza, ma perché, nonostante ci sia così tanta informazione e si siano fatti grandi passi avanti rispetto al passato, questa questione rimane ancora aperta?
Per rispondere a questa domanda bisogna capire cosa ancora ostacola la parità e perché. Si può partire dal mondo del lavoro e analizzando alcune statistiche si può vedere come le donne guadagnino circa il 15% in meno rispetto agli uomini. Questo succede nonostante ci sia una direttiva risalente al 1975 che sancisce la retribuzione paritaria ma questa ancora non trova concretezza.
Alla questione lavorativa è facilmente riconducibile anche un altro argomento ossia la garanzia alla maternità. La donna ha il meraviglioso dono di poter concepire una vita, anche se in alcuni casi non è un suo desiderio. Ma parliamo dei casi in cui la gravidanza è desiderata. In questo caso i grandi cambiamenti fisici e psicologici richiedono riposo e la conseguente assenza dal posto di lavoro. Fortunatamente la legge tutela questo aspetto e permette il congedo di maternità con la retribuzione garantita dell’80%. Il vero problema risulta essere la gravidanza non desiderata. Nel 1981 fu indetto un referendum che approvò la legge sull’aborto.
Questo è uno dei grandi passi che hanno aiutato molte donne ma trova ancora molta resistenza dall’ambito religioso. Il cristianesimo vede l’aborto come un atto immorale, che va contro natura perché considerato un omicidio indipendentemente dallo stadio della gravidanza. Anche la religione ebraica condanna l’aborto perché il feto viene considerato un essere vivente ancor prima della sua formazione. Questo risulta essere una problematica perché, nonostante nel 2020 sia stato stabilito che la pillola anticoncezionale possa essere venduta anche ai minorenni, molto spesso ci si rifiuta di venderla nelle farmacie per moralità. Questa situazione rappresenta un altro elemento di disparità tra l’uomo e la donna poiché sì, il feto viene creato con la contribuzione di entrambi i sessi, ma è la donna che ne subisce le maggiori conseguenze con i cambiamenti fisici, il dolore e lo stress. Quindi la decisione di abortire non spetta né alla religione né alla morale ma alla donna e, nel caso in cui ci si trovi in una relazione sana, la decisione viene discussa nella coppia.
Piuttosto che giudicare una donna e condannarla bisognerebbe capire le ragioni per cui ella decida di abortire. Una delle cause è sicuramente la disinformazione in quanto l’educazione sessuale non è materia di insegnamento nelle scuole. Per questo ragazze giovani molto spesso fanno le loro prime esperienze senza che nessuno le abbia informate di nulla e quindi rimangono incinte senza neanche capire il perché. Altra ragione è sicuramente lo stupro. Un argomento inevitabile da trattare che ancora persiste ai nostri giorni. Questo tipo di violenza segna profondamente la vittima. Molto spesso questa orribile esperienza lascia il segno in modo più concreto di altre, lasciando la vittima incinta e non ci sono molte le persone che desiderano tenere la prole di uno stupratore. Queste sono le cause principali ma ce ne sono sicuramente altre quindi nessuno dovrebbe mettere bocca in questo tipo di decisione.
Ma la discriminazione e la disparità tra donne e uomini a volte sfociano nella violenza. Esistono vari tipi di violenza e sicuramente la più discussa è la violenza domestica. Essa può includere la violenza fisica, come percosse, pugni o calci, violenza sessuale, violenza emotiva, con costante umiliazione, l’isolamento dalla famiglia o dagli amici o costringere una persona ad indossare o fare qualcosa. Quando sono coinvolti dei bambini anche loro stessi testimoni e vittime di queste violenze. Anche se i lividi guariscono il controllo mentale che il carnefice ha sulla vittima permane ed è quello più difficile da dimenticare.
Molto spesso le vittime non si rendono nemmeno conto della loro situazione e quindi non capiscono di aver bisogno di aiuto, mentre altre ne sono consapevoli ma non hanno il coraggio di farsi aiutare. Chi riesce ad uscirne continua la sua vita ma con danni psicologici permanenti. Esistono vari tipi di assistenza per le vittime di violenza, uno di questi è la rete nazionale antiviolenza a sostegno delle vittime. C’è un numero verde al quale chiamare che garantisce l’anonimato. Gli operatori forniscono alle vittime un sostegno psicologico e giuridico, nonché l’indicazione di strutture pubbliche e private presenti sul territorio a cui rivolgersi.
Ma l’unica vera soluzione sarebbe porre fine a queste violenze e per fare ciò c’è bisogno che le persone si rendano conto della situazione e delle condizioni della donna. Si deve iniziare dai giovani e dalle scuole. Il sistema scolastico, gli insegnanti e il ministero dell’istruzione possono svolgere un ruolo importante per affrontare la violenza di genere tra gli adolescenti, ma anche per la prevenzione della violenza in età adulta. La scuola è una componente critica nella vita dei giovani e uno dei principali contesti in cui si svolge la socializzazione di genere. Sarebbe essenziale garantire ai giovani l’opportunità di esplorare gli stereotipi dei ruoli di genere e comprendere la loro identità per sviluppare le conoscenze, le competenze e le attitudini che permetteranno loro di instaurare rapporti sulla base dell’uguaglianza e del rispetto. In considerazione di ciò, il Parlamento Europeo ha chiesto agli Stati membri e alla Commissione di intraprendere delle strategie atte a prevenire la violenza di genere attraverso iniziative di formazione sia nelle scuole che in istituti educativi non formali.
La cosa più difficile è cambiare la mentalità delle persone perché è da lì che parte tutto, dai pregiudizi e dagli stereotipi. La donna al lavoro viene pagata di meno rispetto agli uomini perché fino a qualche decennio fa non era nemmeno concepibile che potesse accedere a determinati tipi di lavoro; l’aborto viene condannato dalla chiesa perché si pensa che il ruolo naturale della donna sia quello di procreare; esiste la violenza domestica, lo stupro perché la donna è vista come un oggetto da strumentalizzare. Per abbattere queste barriere si deve aumentare la consapevolezza, non solo nelle scuole, ma anche nella società. La mentalità deve cambiare anche nelle piccole cose. Già da piccoli ci insegnano che le femmine devono imparare a fare le faccende domestiche o giocare con bambole e vestiti, mentre ai maschi viene insegnato di non dover piangere, giocare con macchine o supereroi e imparare a lavorare. È quindi anche dalla famiglia che inizia la disparità. Sarà un processo lungo e difficile ma se si parte dai piccoli gesti si potrebbe arrivare all’uguaglianza tra uomini e donne.
Giulia Di Roberto, classe VCL

Raccolta fotografica dell’evento al quale ha partecipato anche l’alunna Cavallaro Roberta classe VDS che ha ricevuto attestato di partecipazione e complimenti per l’elaborato altrettanto significativo

