a cura della prof. Elena Pina Scala.
“Venerdì 27 novembre 2020”, meglio conosciuto, anche quest’anno, come il giorno del “Black Friday”.
Ebbene, da qualche anno è sbarcata anche in Italia l’ennesima “moda” made in USA: offerte strepitose attirano l’attenzione di acquirenti affannati a caccia di affari. Manca circa una settimana al conto alla rovescia e già molti rivenditori bruciano i tempi e propongono sconti in anticipo.
…. Ma poi perché proprio “Black Friday” ?
Come nelle migliori tradizioni, l’origine del nome non è chiara, ma una cosa è sicura: il “venerdì nero”, oggi, ha a che fare con le nostre tasche !
Secondo alcuni il termine deriverebbe dal colore dell’inchiostro utilizzato nei registri contabili che negli anni Sessanta venivano compilati a mano ed era rosso, quando registrava perdite, e di nero, quando registrava conti in attivo. Così, nel venerdì successivo al venerdì del Ringraziamento, i notevoli introiti, dovuti proprio a sconti e acquisti agevolati, rimpinguavano, allora come adesso, le casse degli esercizi commerciali, che hanno imparato ad amare per questo motivo il colore nero.
Secondo altri, l’aumento vertiginoso del traffico delle strade americane, intasate dalle auto proprio in questo giorno per i frenetici acquisti, portava tristemente con sé una scia di fumo nero che avrebbe dato il nome al “Black Friday”.
Comunque la si veda, il “venerdì nero” è solo l’ennesimo volto del consumismo che ottunde lo sguardo del consumatore, frastornandolo e inducendolo ad alimentare la crescita economica che, assolutamente, non si può fermare: the show mast go on !
Eppure c’è un altro Black Friday, che nulla ha a che fare con quello di cui tutti sentiamo parlare, e che, invece, tutti dovremmo conoscere, perché è stato un doloroso grido di libertà.
18 novembre 1910 – Londra
Trecento donne avanzano verso le Camere del Parlamento del Regno Unito per ottenere il diritto di voto: sono le Suffragette, un movimento di emancipazione femminile, nato a Londra agli inizi del secolo scorso. La repressione di quel “venerdì nero” fu durissima: con arresti, vittime e violenze di ogni genere si cercò di mettere il bavaglio alle manifestanti.
Fu Emmeline Pankhurst I’ispiratrice della più dura battaglia per i diritti delle donne nella storia dell’Occidente. Fondò Women’s Social and Political Union nel 1903. Le coraggiose donne che vi presero parte sapevano bene che non sarebbero state ascoltate le loro richieste, così non esitarono a manifestare oltre che con slogan, comizi e scritte sui muri, anche ricorrendo a metodi di lotta estremi come incendi di chiese o edifici abbandonati, irruzioni nelle sedi istituzionali, sabotaggi di linee telefoniche, aggressioni.
Molte suffragette, tra cui la stessa Pankhurst, subirono arresti e violenze. Eppure lottavano “solamente” per ottenere il diritto di voto delle donne, la parità di diritti con gli uomini, e non è un caso che il nome, Suffragette, fosse un modo dispregiativo per denigrare la loro richiesta di riconoscimento sociale e politico (suffragio).
Ma, come spesso (anzi sempre) la storia ci insegna, quanto più dure sono le resistenze in cui incorrono le “buone idee”, tanto più è certa la loro vittoria sull’oscurantismo e sull’ignoranza.
E così nel 1918, sebbene con alcune restrizioni, molte donne ottennero il diritto di voto nel Regno Unito e dieci anni dopo nel 1928 il suffragio fu esteso dal Parlamento inglese a tutte le donne.
