Eventi e giornate mondiali

25 Aprile: Festa della liberazione

Come ogni 25 aprile, per la ricorrenza della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ci preme ricordare una parte di Resistenza oscurata e celata per tanto tempo, onorando la memoria di tutte quelle donne che ne furono protagoniste senza ottenere gli adeguati riconoscimenti da parte della nostra storia, sempre troppo declinata al maschile. (Continua a leggere…)

23 Aprile: Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore

L’idea di una giornata dedicata al libro nacque per la prima volta in Catalogna, promossa dallo scrittore valenziano Vincent Clavel Andrés. Fu re Alfonso XIII, il 6 febbraio 1926 (Continua a leggere…)

22 Aprile: Earth Day

In occasione dell’Earth Day, tenutosi il 22 aprile, i nostri alunni hanno avuto modo di approfondire con i loro docenti molteplici argomenti legati alla sostenibilità ambientale. (Continua a leggere…)

Carnevale, 16 febbraio 2021

Canzona di Bacco di Lorenzo de’ Medici

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San Valentino 2021

Un petit cadeau per gli amanti di San Valentino

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1O FEBBRAIO: LA GIORNATA DEL RICORDO DEL MASSACRO DEGLI ITALIANI MORTI NELLE FOIBE

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7 GENNAIO GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL BULLISMO E CYBERBULLISMO

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27 GENNAIO: LA GIORNATA DELLA MEMORIA IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’OLOCAUSTO

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5 gennaio 2021 in ricordo di Peppino Impastato

GIUSEPPE IMPASTATO: uomo contro la mafia, coscienza critica e ribelle della società civile.

a cura del prof. Salvatore Alaia

Giuseppe Impastato, detto Peppino, nasce a Cinisi (Palermo) il 5 gennaio del 1948 all’interno di una famiglia mafiosa, ma fin da ragazzo prende le distanze dal padre provando a denunciare il potere delle cosche e il clima di omertà e di impunità all’interno della propria realtà territoriale.

Nel corso degli anni matura l’idea di impegnarsi in prima linea a lottare contro la mafia, veicolando il messaggio attraverso un mezzo di informazione potente: la radio. E’ il 1976 e Peppino Impastato fonda “Radio Aut”. L’idea è semplice e geniale: distruggere l’immagine dei mafiosi prendendoli in giro.

Nasce così la trasmissione satirica “Onda pazza”, il cui bersaglio è proprio Gaetano (detto Tano) Badalamenti, capo indiscusso della zona, dedito al traffico di droga, grazie al controllo diretto dell’aereoporto di Punta Raisi, situato nel comune di Cinisi e che viveva a poca distanza dalla casa di Peppino: i famosi “cento passi” raccontati nel celebre film di Marco Tullio Giordana.

Il boss, a poco a poco, capì che quella radio era un pericolo. In troppi l’ascoltavano e troppe informazioni venivano rese pubbliche sui business illeciti, sulle strategie criminali e sulle connivenze con la politica.

Il capomafia cominciò a preoccuparsi e scattarono così gli avvertimenti e le minacce. Ma Radio Aut continuò imperterrita a rendere ridicoli “Tano seduto”, come lo soprannominava Peppino al microfono, e la mafia, definita “una montagna di merda”.

Ed è per questo che a soli 30 anni Peppino fu ucciso per ordine del boss mafioso Gaetano Badalamenti nella notte tra l’8 e il 9 maggio. Il suo cadavere fu fatto saltare con del tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, così da far sembrare che si trattasse di un fallito attentato suicida.

I mezzi di informazione, le forze dell’ordine e la magistratura parlarono di un’azione terroristica in cui l’attentatore era rimasto ucciso. Solo la determinazione della madre, Felicia, del fratello e degli amici, fece emergere la matrice mafiosa dell’omicidio, riconosciuta nel maggio del 1984 dal tribunale di Palermo. Tuttavia nel maggio del 1992 i giudici decisero l’archiviazione del caso, pur riconoscendo la matrice mafiosa: il tribunale escluse la possibilità di individuare il colpevole.

Nel 1994 il centro di documentazione dedicato a Peppino Impastato presentò ricorso per la riapertura del caso, accompagnato da una petizione popolare. Nell’istanza di chiedeva di interrogare il collaboratore di giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla cosca mafiosa di Cinisi.

Nel giugno del 1996, il seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, Badalamenti fu indicato come il mandante dell’omicidio insieme al suo braccio destro Vito Palazzolo e l’inchiesta fu formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 fu emesso un ordine di arresto per Badalamenti, detenuto negli U.S.A.

Il 5 marzo 2001 la Corte d’Assise di Palermo condannò Vito Palazzolo a 30 anni di carcere per l’omicidio di Peppino Impastato, mentre l’11 aprile del 2002 Gaetano Badalamenti fu condannato all’ergastolo per essere il mandante di quell’omicidio. Sia Palazzolo che Badalamenti sono morti in carcere.

Natale, 25 dicembre 2020

“Tu scendi dalle stelle”: la storia del Canto

La tradizione ci racconta che il Canto di Natale “Tu scendi dalle stelle” sia nato a Nola e noi abbiamo provato ad immaginare e reinterpretare l’esatto momento in cui Sant’Alfonso Maria De’ Liguori compose e cantò per la prima volta il Canto nella Notte di Natale del 1754…

Voci: Caterina Fasulo, Noemi Perna, Francesco Candela – testi: prof. Elena Pina Scala – Editing: Prof. Anna Franca Borrelli

E ora qualche notizia su Sant’Alfonso Maria De’ Liguori…

Al pianoforte: Fabio De Palma – testi ed editing: prof. Anna Franca Borrelli

27 novembre 2020: Black Friday

Black Friday delle Suffragette

a cura della prof. Elena Pina Scala

Venerdì 27 novembre 2020”, meglio conosciuto, anche quest’anno, come il giorno del “Black Friday”.

Ebbene, da qualche anno  è sbarcata anche in Italia l’ennesima “moda” made in USA: offerte strepitose attirano l’attenzione di acquirenti affannati a caccia di affari. Manca circa una settimana al conto alla rovescia e già molti rivenditori bruciano i tempi e propongono sconti in anticipo.

…. Ma poi perché proprio “Black Friday” ?

Come nelle migliori tradizioni, l’origine del nome non è chiara, ma una cosa è sicura: il “venerdì nero”, oggi, ha a che fare con le nostre tasche !

Secondo alcuni il termine deriverebbe dal colore dell’inchiostro utilizzato nei registri contabili che negli anni Sessanta venivano compilati a mano ed era rosso, quando registrava perdite, e di nero, quando registrava conti in attivo. Così, nel venerdì successivo al  venerdì del Ringraziamento, i notevoli introiti, dovuti proprio a sconti e acquisti agevolati, rimpinguavano, allora come adesso, le casse degli esercizi commerciali, che hanno imparato ad amare per questo motivo il colore nero

Secondo altri, l’aumento vertiginoso del traffico  delle strade americane, intasate dalle auto proprio in questo giorno per i frenetici acquisti, portava tristemente con sé una scia di fumo nero che avrebbe dato il nome al “Black Friday”.

Comunque la si veda, il “venerdì nero” è solo l’ennesimo volto del consumismo che ottunde lo sguardo del consumatore, frastornandolo e inducendolo ad alimentare la crescita economica che, assolutamente, non si può fermare: the show mast go on !

Eppure c’è un altro Black Friday, che nulla ha a che fare con quello di cui tutti sentiamo parlare, e che, invece, tutti dovremmo conoscere, perché è stato un doloroso grido di libertà.

18 novembre 1910 – Londra

Trecento donne avanzano verso le Camere del Parlamento del Regno Unito per ottenere il diritto di voto: sono le Suffragette, un movimento di emancipazione femminile, nato a Londra agli inizi del secolo scorso. La repressione di quel “venerdì nero” fu durissima: con  arresti, vittime e violenze di ogni genere si cercò di mettere il bavaglio alle manifestanti.

Fu Emmeline Pankhurst I’ispiratrice della più dura battaglia per i diritti delle donne nella storia dell’Occidente. Fondò Women’s Social and Political Union nel 1903. Le coraggiose donne che vi presero parte sapevano bene che non sarebbero state ascoltate le loro richieste, così non esitarono a manifestare oltre che con slogan, comizi e scritte sui muri, anche ricorrendo a metodi di lotta estremi come incendi di chiese o edifici abbandonati, irruzioni nelle sedi istituzionali, sabotaggi di linee telefoniche, aggressioni.

Molte suffragette, tra cui la stessa Pankhurst, subirono arresti e violenze. Eppure lottavano “solamente” per ottenere il diritto di voto delle donne, la parità di diritti con gli uomini, e non è un caso che il nome, Suffragette, fosse un modo dispregiativo per denigrare la loro richiesta di riconoscimento sociale e politico (suffragio).

Ma, come spesso (anzi sempre) la storia ci insegna, quanto più dure sono le resistenze in cui incorrono le “buone idee”, tanto più è certa la loro vittoria sull’oscurantismo e sull’ignoranza.

E così nel 1918, sebbene con alcune restrizioni, molte donne ottennero il diritto di voto nel Regno Unito e dieci anni dopo nel 1928 il suffragio fu esteso dal Parlamento inglese a tutte le donne.

25 novembre 2020: Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Presentiamo un nuovo interessante contributo degli alunni della IVC Linguistico, frutto del dibattito tenutosi in lingua francese durante la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”. Le opinioni e le riflessioni sono state raccolte dagli alunni in un Power Point realizzato con la supervisione delle docenti di lingua francese, prof. Carmen Maria Silvestri e prof. Felicia Cimitile.

Gli alunni del Liceo dicono “basta alla violenza sulle donne”

Gli alunni delle classi del Liceo nella “Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne” hanno avuto modo di confrontarsi sull’argomento e condividere opinioni ed emozioni al termine della visione del film “Io ci sono” che racconta la storia di Lucia Annibali, una donna aggredita e sfigurata dall’acido dall’uomo con il quale aveva avuto una relazione.

Riportiamo di seguito il commento realizzato dagli alunni della classe IVD Scientifico.

Artemisia Gentileschi (1593 – 1656): un’artista d’eccezione e donna coraggiosa

a cura della prof. Elena Pina Scala

Ripercorrendo la storia di Artemisia Gentileschi abbiamo chiara l’idea di una donna coraggiosa oltre che di talento, che ha saputo opporsi con tutta se stessa ai cliché di una società maschilista e violenta,  normalmente dedita a sbarrare la strada del successo alle donne, oltre che abusarne nel silenzio complice e meschino.

Artemisia fu una pittrice di talento vissuta alla fine del Cinquecento, in un’epoca in cui era una gran rarità trovare una donna che si dedicasse alla pittura e non certo perché non ve ne fossero, ma semplicemente perché gli occhi e le mani dell’artista non potevano che essere maschili.

Nacque nel 1593 a Roma  da una famiglia di artisti; il padre Orazio Gentileschi era un pittore importante e da lui ereditò il suo talento e il suo amore per l’arte. E fu presso l’atelier del padre che iniziò la sua attività di pittrice negli anni in cui operò a Roma anche Caravaggio, che fu amico del padre, e dalla cui tecnica Artemisia rimase colpita. Era amico del padre anche il pittore Agostino Tassi, dal quale la ragazza appena diciottenne prendeva lezioni di prospettiva, e che non esitò ad abusare di lei approfittando dell’occasione e della sua posizione.  

La denuncia non avvenne subito, anche perché ( come spesso accadeva ) Tassi offrì un matrimonio riparatore per salvare l’onore della famiglia, ritenuto allora l’unico danno arrecato da uno stupro. Artemisia, tuttavia, a distanza di un anno, con il supporto e il sostegno morale del padre, ebbe il coraggio di rifiutare il matrimonio e denunciare. Notevole fu la forza di carattere che seppe mostrare nel sopportare tutto ciò a cui fu esposta nel processo che ne seguì. Affrontare un processo per stupro significava per la donna essere esposta non solo al pubblico ludibrio, ma anche, anzi soprattutto, al pregiudizio atavico di essere stata non vittima, bensì consapevole provocatrice dell’istinto bestiale, il che marchiava indelebilmente la sua reputazione. Non fu diverso per la pittrice.

Il processo si concluse per il Tassi con una condanna a pochi mesi e per Artemisia con un matrimonio combinato per sedare le malelingue e il conseguente allontanamento da Roma, ritenuto più opportuno, cui seguì il trasferimento nella Firenze di Cosimo II.

A Firenze giunse prima la “sua fama” e non fu certo facile ricostruirsi una rispettabilità e un’identità. Ma Artemisia non era donna da sopperire alle maldicenze e così fece tesoro del suo talento artistico per divenire una delle artiste più amate e apprezzate dalla società del tempo, prima donna ammessa alla prestigiosa “Accademia del Disegno” fondata da Cosimo I .

I suoi quadri, dipinti magistralmente in stile caravaggesco, affascinavano e le donne ritratte, in molte delle quali affiorano le fattezze dell’artista stessa, segnarono una novità nell’iconografia femminile del tempo: le donne di Artemisia sono forti, risolute, dominano la scena, mostrando una forza interiore che diviene parte integrante della loro bellezza.

Dopo il soggiorno fiorentino ritornò a Roma e fu accolta in maniera completamente diversa da come era stata salutata. Anche qui era giunta la sua fama di notevole artista che aveva oscurato l’onta di cui era stata vittima.

Si trasferì, poi, a Napoli, altra città italiana particolarmente fervente dal punto di vista culturale, dove continuò a dipingere e a frequentare importanti artisti del tempo. A Napoli rimase, salvo un breve soggiorno a Londra, fino alla morte avvenuta nel 1653.

La tardiva fortuna che le opere dell’artista hanno avuto (se si pensa che bisogna aspettare il 1916 per leggere un primo articolo critico scritto su di lei da Roberto Longhi nel 1916, intitolato “Gentileschi padre e figlia”)  testimonia quanto a lungo le sia sopravvissuto il pregiudizio che ha collegato il suo ricordo alle vicende biografiche, piuttosto che al suo talento.

Nel corso del Novecento l’artista è stata sempre più studiata ed apprezzata ed è anche divenuta un’icona del movimento femminile.

Per noi oggi assurge a simbolo di una doverosa sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e, in particolare nei casi di stupro, contro i persistenti stereotipi che da secoli ancora etichettano la donna rendendola vittima due volte: del suo aggressore e della società che se ne rende complice.

Tuttavia il messaggio positivo e di speranza che Artemisia ci lascia è il coraggio della denuncia e la forza di far emergere il proprio talento con una fede incrollabile nella propria unicità.

Nei video che seguono “Artemisia Gentileschi racconta in prima persona la sua vita”

(drammatizzazione, interpretazione e testo a cura della prof. Anna Franca Borrelli)

23 novembre: Fibonacci day

a cura della prof. Anna Franca Borrelli

Il 23 novembre si celebra la Giornata mondiale di Fibonacci, occasione per ricordare un grande matematico che ha introdotto i numeri arabi nel mondo occidentale, ma che, soprattutto, ha evidenziato la meravigliosa relazione tra i numeri e la natura.

Guarda i video: