Un diario per la libertà
Sofia è una ragazza giovane e nel fiore della sua vita, si è sposata da poco tempo con il ragazzo che amava e insieme hanno acceso un mutuo per potersi permettere la casa dei loro sogni, in cui vivere come una famiglia felice. Inizialmente tutto sembra andare per il meglio, fino a quando non giungono le difficoltà della vita di coppia: il marito, operaio per una azienda produttrice di farmaci, viene licenziato, cade in problemi di alcolismo, è sempre nervoso ed inizia a maltrattare e picchiare Sofia. La donna pensa che quello che stava succedendo era riconducibile ad un momento critico che attraversava suo marito, che sarebbe passato appena lui avrebbe trovato un nuovo lavoro. I giorni passarono, diventarono settimane, le settimane mesi e i soldi cominciavano a scarseggiare in casa: le rate del mutuo si accavallano e, per paura di perdere la casa, Sofia pensa di trovare un lavoro. Vede, navigando in rete, un concorso per un lavoro non troppo lontano da casa sua e si fionda a controllare i requisiti: essere in possesso di un diploma di scuola superiore e avere meno di 35 anni. La donna la vede come l’occasione giusta per tirare avanti per qualche altro mese, fino alla ripresa completa del marito, e la mattina successiva decide di recarsi all’ufficio anagrafe per ottenere il proprio certificato di nascita, indispensabile per partecipare al concorso. Esce di casa verso le 10:00, lasciando il marito a letto. Sofia arriva all’ufficio anagrafe verso le 10:15 e lì riceve una cattiva notizia: i computer sono guasti e per trovare il suo certificato di nascita deve spulciare gli infiniti archivi comunali. La ragazza inizia ad aprire gli archivi, controllando minuziosamente pagina per pagina, fino a quando l’occhio le cade su un documento in particolare: era un certificato di morte datato 1913 di una donna con un cognome italiano, ma morta a Manchester. Sofia comincia a ricordarsi di una storia che le raccontava suo nonno quando era piccola, la storia di sua mamma, bisnonna di Sofia, che si era traferita a Manchester col marito e il figlio ancora piccolo; lì la donna si era unita ad un movimento femminista nato da alcuni anni e, a causa di questa scelta, fu coinvolta in uno scontro con la polizia inglese nel quale rimase uccisa. Sofia inizia a pensare che quella donna, morta in Inghilterra nel 1913, potesse essere proprio la sua bisnonna. Dopo essere finalmente riuscita a recuperare il proprio certificato di nascita, la donna si dirige a casa del suo anziano nonno, ultracentenario, per capire se la storia che lui le aveva raccontato potesse avere in qualche modo a che fare con quel misterioso certificato di morte. Alle domande di Sofia, il nonno accenna un malinconico sorriso e inizia a parlare: dice che quel nome visto sul certificato di morte era davvero quello di sua madre, confermando la storia che già conosceva Sofia. Il nonno le dice di essersi trasferito con la sua famiglia in una casa a Manchester per esigenze lavorative di suo padre. Dopo due anni di permanenza nella città inglese, sua madre, che non tollerava la condizione nelle quali le donne a quel tempo erano costrette a vivere, inizia a frequentare il movimento delle Suffragette e a partecipare a diverse proteste, talvolta anche parecchio accese. Proprio in una di queste proteste trovò la morte. Dopo il tragico evento, suo nonno tornò in Italia insieme a suo padre. Sofia, sempre più incuriosita dalla storia, chiede al nonno se avesse con lui qualcosa che apparteneva a sua madre. Il nonno annuisce e decide di mostrare alla ragazza il diario della bisnonna. Era un quadernino con la copertina color marroncino chiaro, con le pagine leggermente rovinate e ingiallite col passare dei decenni. Sul quadernino è appuntata la data dalla quale la donna aveva cominciato a scrivere: 1°gennaio 1913. La prima pagina del quaderno riportava queste parole:
“Oggi, 1°gennaio 1913 ho preso la consapevolezza della triste situazione in cui viviamo noi donne: non possiamo avere una vita nostra, non abbiamo dignità, non possiamo avere un ruolo diverso da quello di madre, dobbiamo accettare gli abusi in silenzio e subire quello che ci viene inferto. Siamo stanche di tutto questo!”
Sofia viene attraversata da un turbinio di emozioni: si rispecchia in quelle parole scritte 110 anni prima, riflette sulle violenze e le umiliazioni che subiva quotidianamente e che la stavano logorando sempre di più. La sua bisnonna aveva sacrificato la vita in nome della dignità delle donne e lei stava vivendo in una condizione di totale sottomissione verso suo marito. Guarda l’orologio, è quasi ora di pranzo e pensa di dover tornare a casa in orario per preparare da mangiare a suo marito per non rischiare di essere nuovamente picchiata. Guarda il cellulare e nota un numero considerevole di chiamate perse da parte del marito, ma non si preoccupa più di tanto. La ragazza chiede a suo nonno di poter prendere il diario, lo saluta con un abbraccio e riesce a nascondergli lo stato di emozione e di agitazione in cui si trovava. Esce di casa, sale nella sua automobile e si avvia verso la sua abitazione. Appena arrivata apre la porta e trova suo marito sul divano che guardava la televisione; Sofia accenna un saluto ma l’uomo si alza e chiede in modo molto aggressivo spiegazioni del suo ritardo. Sofia, mentre cercava una risposta, viene colpita al volto dal marito con uno schiaffo e cade in terra dolorante. L’uomo non si cura minimamente della moglie, non la soccorre, anzi, preferisce bere un’altra birra. La giovane donna, per non creare ulteriori problemi, provvede subito a cucinare per il marito e, successivamente, si reca nella sua camera da letto per controllare le condizioni del suo occhio: ha paura che con un occhio nero non sarebbe stata accettata al concorso a cui voleva partecipare e soprattutto avrebbe provato vergogna nell’apparire come una donna maltrattata. Dopo aver quasi sfondato la porta per la sua foga, si guarda allo specchio e il risultato è quello che si aspetta, ma anche quello che meno desidera: una macchia nera che dalla parte superiore della guancia arriva fino alla parte inferiore del sopracciglio. Sofia scoppia in un pianto doloroso, che cerca di arrestare immediatamente per non farsi sentire dal marito, per paura di ricevere ulteriori percosse. Quando le lacrime si asciugano sul suo viso, si calma e pensa ad una soluzione per coprire il colpo subito. Decide che l’indomani, per svolgere le commissioni e per fare l’usuale visita alla madre, sarebbe uscita di casa indossando dei grossi occhiali scuri che le avevano regalato ad un suo compleanno. Sofia passa la restante parte della giornata nella stanza da letto per paura di scontrarsi nuovamente col marito e durante la notte fa molta fatica a prendere sonno: nella sua testa rimbombano i pensieri letti sul diario di sua nonna, la sua volontà di cambiare le cose e il fatto che avesse dato la vita per quello, ma lei si sente impotente e ha paura. La mattina seguente esce per fare la spesa, andare in lavanderia e fare visita alla madre. Appena giunta davanti al citofono dell’abitazione di sua madre ha un momento di esitazione: forse era troppo pericoloso correre il rischio che la madre la potesse scoprire. Sofia fa un respiro profondo e decide di suonare al citofono. Sale le scale quasi pentendosi della sua decisione e raggiunge il piano dove abitano i suoi genitori. Come di consuetudine, viene accolta con un abbraccio sincero e caloroso da parte di sua madre e finalmente si sente più sicura. La mamma fa subito accomodare Sofia e iniziano a parlare del più e del meno ma, dopo circa mezz’ora di conversazione, inizia a sospettare qualcosa nel vedere sua figlia tenere gli occhiali da sole anche in casa. La ragazza sente di essere stata scoperta e prova a spostare il discorso su altri argomenti, ma la madre, anziana ma ancora molto sveglia, con un gesto rapido e inaspettato, toglie gli occhiali dalla faccia della figlia. Sulla faccia di Sofia spunta un livido violaceo-nero sull’occhio destro. La madre quasi balza in aria dallo shock e chiede spiegazioni alla ragazza. Sofia, ormai con le spalle al muro e con ancora nella testa le parole della sua bisnonna, vuota il sacco: ammette il momento di difficoltà, ammette i continui maltrattamenti da parte del marito e ammette i problemi di alcolismo del compagno. A queste parole, dagli occhi della madre cade una lacrima che lentamente le scorre lungo il viso. Abbraccia la figlia per dimostrarle tutto il suo amore e, dopo averla consolata, le propone un piano per sfuggire dalle grinfie del marito: quando lei sarebbe stata nuovamente in difficoltà col compagno, avrebbe dovuto farle una semplice chiamata fingendo di ordinare delle pizze e lei avrebbe provveduto a chiamare la polizia che avrebbe fatto irruzione in casa. La ragazza annuisce e si mette in macchina per tornare a casa. Durante il tragitto le passarono davanti tutti gli abusi, i maltrattamenti subiti, gli insulti e le continue umiliazioni. La donna parcheggia sul vialetto fuori casa e, con una faccia degna di una parata funebre, si accinge ad aprire la porta. Suo marito era al piano superiore, quando sente Sofia entrare in casa, si precipita in cucina, visibilmente ubriaco. Urla di avere fame, prende Sofia per il collo e le ordina di preparargli da mangiare. La povera donna, molto spaventata e dolorante, lo asseconda, e con voce tramente dice di voler ordinare delle pizze. Liberatasi dall’uomo, finge di chiamare in pizzeria. Rassicura il compagno che la pizza sarebbe subito arrivata, mentre, dall’altra parte la madre di Sofia si accingeva, preoccupata, a chiamare le forze dell’ordine. Dopo circa dieci minuti dalla telefonata, la donna sente un pesante tonfo nell’entrata: un grupppo di agenti fa irruzione in casa, immobilizza il marito e lo porta fuori. Altri due agenti vanno da Sofia per verificare le sue condizioni. Una volta uscita di casa, scortata dalla polizia, con un misto di senso di colpa e soddifazione vede quell’ uomo che l’aveva fatta soffrire e star male, ammanettato e messo al sicuro nella volante della polizia. Dopo delle brevi domande fatte alla ragazza da parte di un poliziotto, viene accompagnata a casa della madre. Presto sarebbe stata chiamata a testimoniare al processo contro suo marito.
Classe 1 CL