L’amore non basta

Ho sempre pensato che mia madre fosse una debole. Avevo 5 anni la prima volta che Rodolfo, mio padre, le tirò uno schiaffo. Da quel giorno capitò sempre più spesso. Odiavo mio padre perché picchiava mia madre, ma odiavo lei ancora di più per non aver mai reagito. Tra la lunga lista delle persone che odiavo c’era anche me stessa per non aver mai saputo come aiutare mia madre. Capii di essere un fallimento quando il giorno del mio compleanno, tornata a casa dopo scuola, trovai mia madre senza vita. Si era suicidata per non dover più sopportare la violenza di Rodolfo e per non dover più guardarmi, perché in fondo so che in me ci ha sempre rivisto lui. Lui non sapeva più come sfogarsi, così cominciò su di me. Una sera tornò così ubriaco che provò a violentarmi. La fortuna fu che una vicina, sentendo le mie urla, chiamò la polizia. Rodolfo fu arrestato e non seppi più nulla di lui. Finii in un orfanotrofio e lì passai gran parte della mia infanzia. Avevo tredici anni quando una famiglia mi adottò. Avevano un figlio, Riccardo, e mi innamorai follemente di lui. Era romantico, dolce e mi trattava bene. Tutte caratteristiche che, quello che avrebbe dovuto essere mio padre, non aveva mai avuto. Crescemmo insieme e presto ci fidanzammo, lo amavo più di quanto avessi mai amato me stessa. 

Dopo anni passati ad amarci prendemmo una decisione, che non immaginavo avrebbe cambiato così tanto la mia vita. Ci sposammo il giorno del mio compleanno. Nonostante per tutta la mia vita avessi sempre avuto paura di quel giorno, invece si rivelò essere uno dei più belli. Ero felice di essermi finalmente circondata di persone che mi amassero. Durante gli anni d’università mi trovai anche una migliore amica, Diana. Entrammo subito in sintonia, sapevamo tutto l’una dell’altra, e questa fu una delle poche cose della mia vita che non cambiò mai. Dopo la laurea iniziai la mia carriera da infermiera, Riccardo invece rimase disoccupato. Iniziai a vederlo sempre più di rado siccome, quando tornavo da lavoro, lo trovavo ubriaco e addormentato sul divano. Per questa sua mania di bere ci trovammo in difficoltà economiche e dovetti fare dei turni extra a lavoro. Lui non se ne accorse mai, almeno fino a quella notte.

Entrai in casa silenziosamente, temendo di svegliarlo. Con mia grande sorpresa lui rimase sveglio ad aspettarmi, sembrava arrabbiato. Mi venne incontro e, dal suo barcollare mentre camminava, capii che fosse ubriaco.

«Dove sei stata, Raquel?!» mi chiese con gli occhi iniettati di sangue.

«Ero a lavoro» balbettai.

«E torni a quest’ora? Non ti credo».

«Sto facendo dei turni extra perché tu non fai altro che sprecare tutti i miei risparmi per comprarti da bere!» esplosi in un impeto d’ira. A quel punto lui si fece rosso dalla rabbia e mi tirò uno schiaffo che mi fece girare la faccia dall’altra parte. Ero convinta di avere tutte le sue cinque dita stampate sulla guancia. Ancora più pungente del dolore fu l’umiliazione. Gli avevo permesso di infliggermi dolore fisico e allo stesso tempo di spezzarmi il cuore. In quel momento mi sembrò di rivedere mio padre, e io ero la reincarnazione di mia madre.

Lui si accorse subito dello sbaglio commesso e si scusò più volte, dando la colpa all’alcol. E io da stupida innamorata quale ero decisi di perdonarlo. Quella notte, dormendo accanto a lui, mi tornarono in mente le parole di mio padre.

«È solo colpa tua se ti faccio questo, Dolores» disse a mia madre tra uno schiaffo e l’altro.

Iniziai a credere che forse quello schiaffo me lo ero meritata, d’altronde io non stavo più prestando molta attenzione alla nostra relazione. Mi aveva giurato che non l’avrebbe più fatto, eppure dopo un mese ricevetti il mio secondo schiaffo, poi un calcio, un pugno e infine una spinta. Diana si accorse che qualcosa non andava. E quando il suo sguardo cadde sul livido che avevo sotto l’occhio, le ci vollero due secondi per capire.

«Ti picchia, non è vero?» mi chiese all’improvviso.

«Lo fa per me».

«Cosa?! È quello che lui vuole farti credere. Odiavi tua madre per non aver mai reagito, tu ora stai facendo come lei. Non ti rendi conto che lui non fa bene per te e che dovresti fare ciò che tua madre non ha mai avuto il coraggio di fare?».

«Riccardo non è come mio padre, mi ama» risposi nonostante la mia sicurezza cominciasse a vacillare.

«Sono uguali, due violenti. Devi denunciarlo».

«Se non è in grado di amarmi nemmeno mio marito, chi lo farebbe mai?».

«Hai sempre me, facciamolo insieme, denunciamo il mostro che ti sta distruggendo la vita».

E così, quel 25 novembre Diana mi convinse a denunciare Riccardo. Mi resi conto di dovere delle scuse a mia madre, è più difficile di quanto sembri levare dalla propria vita una persona a cui si è tenuto tanto.

Alcune volte le cose che ci stanno molto a cuore sono anche quelle che ci fanno soffrire, e per superarle dobbiamo tagliare tutti i fili che ci legano ad esse.

Buglione Manuela

Cerbo Rossella

D’Apolito Emanuela

De Falco Sara

Noviello Marianna

I bl