“Non ci aveva creduto, non voleva crederci. In quel momento tutto stava per concludersi, una vita stava per finire. Un ultimo colpo, un ultimo schiaffo e Ambra si riversò sul pavimento, nel suo stesso sangue”.
Mentre leggeva questo stralcio di giornale, Isabel sembrava scettica, pensava fosse un qualcosa di surreale. Questi pensieri le aleggiavano nella mente, ma furono interrotti dal suono di una notifica: “Ehi come stai?”
Anche se non sapeva chi l’avesse scritta iniziò a sorridere inconsapevolmente. Era incerta su come rispondere al messaggio, scriveva e cancellava la risposta in continuazione, fin quando non optò per un semplice: “ciao, tutto bene”. Un messaggio apparentemente semplice e scontato, ma che per lei aveva un valore importante. Isabel, fin da piccola, era sempre stata una ragazza insicura e alla costante ricerca di attenzioni e accettazione da parte dei ragazzi.
Le ore trascorrevano lente, e Isabel non ricevette alcuna risposta. Era una ragazzina di quindici anni che attendeva con fervore un messaggio, senza volto, senza nome, una nuvoletta grigia con delle lettere al suo interno… Era proprio questo, ciò, verso cui si stava focalizzando da svariate ore. Solo quando Isabel stava iniziando a perdere le speranze, la campanella delle notifiche comparve sul suo cellulare e suonò. Era proprio quella persona, o meglio il profilo Instagram dal quale Isabel era continuamente ossessionata. Il messaggio esprimeva parole semplici e chiare:” tutto bene, mi chiamo Aaron, ho 20 anni”. Isabel riuscì a leggere il messaggio dall’anteprima e a scorgere dalle lettere che, dall’emozione, le sembravano così contorte, l’età del ragazzo.
Per un momento sussultò, non aveva mai messaggiato con un ragazzo prima d’ora e soprattutto mai con nessuno con un età così differente dalla propria… ma Isabel aveva paura di far scappare anche questo ragazzo. Nonostante non si sentisse sicura, prevalse in lei la voglia di adattarsi alla società e di assomigliare alle sue amiche, tutte felicemente fidanzate. Decise così di rispondere al messaggio, ignorando le insicurezze e le paranoie. I due iniziarono a scambiarsi SMS. Tutte le foto di Isabel erano ben visibili sul suo profilo, ma su quello del ragazzo… nulla di nulla.
Il giorno dopo Aaron, o almeno era così che le diceva di chiamarsi…, le diede il buongiorno. Nessun ragazzo l’aveva mai fatto. Isabel gli rispose immediatamente, non l’aveva mai visto in faccia, né sentito parlare, ma per lei, Aron, stava prendendo una piccola parte del suo cuore.
Giorno dopo giorno, messaggio dopo messaggio, iniziarono a conoscersi. Isabel si apriva sempre di più verso chi, secondo lei, era una ragazzo amabile e gentile. Passarono le settimane finché Aaron le disse dove vivesse e, coincidenza, i due abitavano nella stessa città. Il ragazzo propose dunque di incontrarsi in un ristorante. Isabel era titubante, non era sicura di ciò che stava facendo, ma decise di accettare. L’appuntamento sarebbe stato quella sera, Aron l’avrebbe presa con la sua auto. Isabel decise di prepararsi al meglio. Arrivò la sera e, all’orario prestabilito, uscì di casa. Disse ai genitori che sarebbe uscita con una sua amica. Si incamminò qualche metro più avanti, difronte a un piccolo supermarket. Con ansia attendeva l’auto di Aaron. L’agitazione cresceva sempre di più, finché un veicolo nero, lucido e grande parcheggiò proprio davanti a lei.
Entrò nella macchina, per la prima volta sarebbe uscita con un ragazzo. Egli mise in moto e fu solo allora che lei lo guardò in faccia, una faccia diversa, sconosciuta. Finalmente capì, non era il ragazzo che aveva immaginato e nemmeno come lui si era descritto.
Si sentiva in trappola, lo era. Una vampata di paura le pervase il corpo e un mal di testa non le permetteva di ragionare, non sapeva come scappare. Aaron, o meglio lo sconosciuto, accelerò fino ad arrivare in una strada chiusa con i lampioni spenti. Lei non conosceva quella via e, comunque, aveva troppa paura, anche solo di correre e scappare. Lui scese per primo dalla macchina e la invitò a sua volta a farlo. Sentendosi costretta preferì assecondarlo. Ogni particella del suo corpo tremava, era come se un terremoto si fosse appena scatenato dentro di lei. L’uomo avvertì subito la sua preoccupazione e cercò di tranquillizzarla, le spiegò, con voce dolce, che purtroppo i tavoli erano già stati tutti prenotati e, per non rovinare la serata, le disse che avrebbero cenato a lume di candela da soli a casa sua. Nell’udire queste parole una scarica di tensione le annebbiò ulteriormente il flusso dei suoi pensieri e dalle sue labbra non uscì nemmeno un suono. L’uomo, allora, la invitò a salire le due rampe di scale che conducevano all’appartamento. Ogni passo, ogni gradino, ogni secondo, erano come pugni nello stomaco per Isabel che le facevano perdere spesso l’equilibrio, costringendola ad aggrapparsi alla ringhiera. Passarono davanti ad altre porte fino a quella dello sconosciuto; lì a due passi da lei, scritto in modo disordinato sul citofono, le lettere del suo nome le bruciavano gli occhi. Non sapeva come reagire, Aaron, quello di fianco a lei, quello che per mesi si era spacciato con questo appellativo, si chiamava Luca Montanelli. Il suo sgomento era indescrivibile, era irata con se stessa e non poteva sentirsi peggio. Si era fatta trasportare dai suoi sentimenti senza pensare ai rischi, forse perché non immaginava potesse succedere proprio a lei, e ora si tormentava nello sconforto e nella paura sperando nella sorte e che il peggio non accadesse. Tra le varie stanze e porte, si addentrarono e lui la fece accomodare sul divano del salotto. Con la scusa di calmare la ragazzina, le offrì, anzi, la obbligò ad accettare, un bicchiere d’acqua. Isabel controvoglia si ritrovò a bere, ma non le ci volle molto a intuire che quella non era semplice acqua.
In quel bicchiere, lo sconosciuto, o meglio Luca, aveva aggiunto una sostanza, un sonnifero. Isabel avrebbe voluto correre, scappare, urlare, chiedere aiuto, ma non riuscì in niente. Mentre perdeva i sensi, con un piccolo sussurro, prima di cadere e di ingombrare con il suo corpo il tappeto, dalla bocca uscirono due parole: “ti odio”. Il peso delle palpebre aumentava ogni secondo di più e, ormai a terra, svenne. Quando si risvegliò, non ricordava nulla della sera prima, forse aveva messaggiato con Aaron, forse quella sera sarebbe dovuta uscire, in un lampo ogni singolo istante di quella serata tornò al suo posto. Fu solo allora che notò il luogo in cui si trovava: completamente nuda, in una camera da letto, sotto le coperte. Forse il momento peggiore di tutti è l’accettazione di quello che ti è stato fatto, la consapevolezza che è accaduto veramente. Isabel aveva solo 15 anni e solo con il tempo sarebbe venuta a conoscenza della vera età di Luca: 32 anni. Per anni non ha mai voluto raccontare la sua esperienza agli altri, non voleva che il mondo sapesse cosa ne era stato fatto del suo corpo. Ormai erano passati dieci anni da quella maledettissima sera, quando decise di intraprendere un nuovo percorso nella sua vita. Avrebbe incitato tutte le altre ragazzine, donne a denunciare ogni tipo di violenza, con la sola forza del dolore dietro la sua storia. Avrebbe urlato a ognuna di denunciare, di stare attente, di non fare i suoi stessi sbagli, perché ci sono uomini che rispettano le donne e quelli che le usano come se fossero oggetti. La sua storia e la solidarietà per le donne era una piccola voce che, giorno dopo giorno, cresceva, si espandeva, arrivava addirittura a gente di altre città o nazioni che facevano loro questo consiglio. Cercò anche di fare capire alle persone che non basta essere a conoscenza di queste vicende, ma che bisogna riconoscerle quando ti compaiono davanti. Lei infatti è solita a raccontare che, quando aveva iniziato a scriversi con quell’uomo, stava leggendo una storia di una delle tante donne che purtroppo hanno subito violenze, ma nonostante ciò, non era stata in grado di capire l’errore che stava per commettere nel fidarsi di uno sconosciuto.
Molte altre donne, come lei, hanno fondato delle associazioni per aiutare le ragazze sfortunate, cadute nelle mani di uomini luridi. Nonostante questo avvenimento abbia segnato per sempre e nel profondo Isabel, lei ne è uscita più forte e coraggiosa di prima. Oggi crede nell’amore e si frequenta con un ragazzo, questa volta non conosciuto online. Ha finito l’università e conduce la vita che ha sempre desiderato.
La sua storia ci fa comprendere che non bisogna mai arrendersi, che, quando la vita ci mostra il suo volto peggiore, bisogna sempre stupirla e non abbattersi, ma prendere solo le sfumature migliori, ottenendo probabilmente ciò che realmente vogliamo.
Racconto scritto dagli alunni della classe 1 cs:
Zappone Alessandro
Di Lorco Sgambati Carmen
Mancaniello Elisa
Amato Eleonora
Ferrigno Martina
Rozza Fabbrizio